Richard Berengarten

Richard Berengarten (Gran Bretagna)


Nato a Londra nel 1943, è stato professore a Cambridge. Autore di numerosi volumi di poesia e di critica.
La luna sul mare a Gaeta


Tempo di quando così piena la gioia

che sento potrei scoppiare

quando infatti è proprio l'io

che scoppia ed esplode in migliaia

di schegge che si connettono

al modo in cui quei grani

di luna si rovesciano e si increspano

quasi un'onda di marea.


Allora meglio che un'onda abbracci

questa bestiale (multiforme) identità.

Piuttosto con questi fantasmi

lascia che tutto fallisca

si sfaldi fluttuando.

Poiché tutto inevitabilmente

appassisce perché trasalire agitarsi

dimenarsi gemere vantarsi?


Prendi piuttosto la gioia

nei loro momenti di sparizione

nel non pensare non pensato

nella completa non essenza del pensiero

oltre il sentire compagno oltre la paura

di andare in pezzi oltre

lo smarrimento oltre l'ansia passata

e non curare quel miscuglio

o quelle fiamme che di un fuoco gialloblu

perenne bruciano.



***

Saffo

     In vita mi hanno reso felice le Muse

     e mai quando morirò io sarò dimenticata


Un bianco assoluto l'avvolge: né parola né suono.

Ecco il suo punto morto al centro del suo labirinto.

E non vede - rinchiusa nell'umida terra,

né respira, si distende, si muove. Estinto il tempo

delle sue lodi. Eppure, senza che lei lo cerchi o interferisca,

le sue parole, nella sua testa un tempo echeggianti,

come sotto una volta, disperse, scomparse,

qui risuonano per ricordarci che lei non è morta.

Ecco, staccandosi, come piani specchi d'acqua

si sollevano e ricondensano attraverso spire nebbiose

nell'aria più sottile ove condensa l'ascendente vapore,

riflettendo la gloria che la luce controlla,

dapprima annebbiate, più in alto si spargono nel vento:

trasparenza intessuta a veli d'acqua.


***

Bagno di notte


Ci spogliamo sulla spiaggia guardando balenare

- occhi acuti nel buio - le navi. E non aspettiamo

a nascondere la nostra nudità correndo invece

a mettere via l'epidermica scintillanza dei tuffi al sole.

Sei tante lune ora - ovali in una ellissi

che mi orbita intorno. Pallidi luccicanti purificati

piano veniamo a terra - lambiti dalla marea -

a succhiare sale dalle labbra di Afrodite.

Ascolta le onde amore mio. Ingobbite

trascinano reti di luce nera lungo le rive della Grecia.

Una luna di legno scricchiolante a tutte vele

va setacciando questa notte d'agosto - cerca

stelle cadenti - il suo manto - mentre qualcuno

rannicchiato nella loro scia sta gridando

come un gabbiano piccoli gridi bianchi - a liberarsi.


***

Ho sognato che scrivevo


Ho sognato che scrivevo. Una lunga decisa poesia appassionata

- accesa al calor bianco - riversata da me. La misi fuori

in completa perfezione. E respirai come se chiaro pulito curato

di ogni male tormento pena io avessi resistito nel farla.

Il mio lavoro certo andrebbe incontro all'applauso

alla fama - riconosciuto per la strada...

Mi risvegliai. Il mio edifico collassò al buio.

Ho scritto ho sognato. Ed ora quasi senza respiro - morto

- attraverso te che mi leggi mi sveglio una volta ancora

imperfetto speranzoso angosciato come allora.

Quella poesia non posso dartela - e invece

di quel che a perfezione avevo fatto nel dormire

questo semplice accenno ti offro - un lampo - a custodire



***

Mattino presto

    Castellabate


Stracci d'alba sospesi

a un filo di nuvole.

Gusci di luce esplosi.

Ogni finestra

perle dischiuse. Una

nave entrando

in porto una volta

fischiò attraverso

la nebbia in basso.

E rispose il nostro

galletto

senza fermarsi.

Solitaria sfiorò

una farfalla

il davanzale. Dietro

la nostra casa

in affitto scricchiolarono

davvero le colline.



Bambina che conta


Il vento conta e conta

granelli di sabbia sulle mobili dune.

Non può contare me.


L'estate conta e conta

le stelle nei cieli della notte serena.

Non può contare me.

La tempesta conta e conta

palline di pioggia nel suo cuore.

Non può contare me.

La luce conta e conta

le cose. Mai vorrebbe fermarsi.

Non può contare me.


La morte conta e conta

stormi di passeri e storni

capelli sulla tua testa e

nude ossa ammucchiate. Ma

io mi nascondo dietro le dita strette.

Non può contare me.