Françoise Roy

Françoise Roy  -  Canada-Messico


Guadalajara, 1959

Variazioni di cuore

Dovresti forse donarmi un po' del tuo cuore brinato. In cambio ti darei un pezzo di questo mio cuore che batte suonando a martello, e di questi due cuori se ne potrebbe fare uno che fosse perfetto, così dolce come il tuo tatto, un organo ancora non segnato sulla carta delle camere anatomiche degli dei che ci attendono con la mano aperta, gli spiriti tutelari dei baci che ci ordinano di separarci dopo l'amore.

Cuori apolidi che hanno trovato il morbido calore di una angusta cuccia nuziale in cui affondare, così gracile come un veliero scosso dalla tempesta in mare aperto.

Amore, luogo d'esilio. Ci ritroveremo un giorno - dopo il bando - in piedi all'incrocio di una carta sconosciuta, neve e ghiaia insieme, anima e tempo mescolati come gli ingredienti di una pozione magica?

Il cuore, un cerchio intorno, la fiala dell'acido versata da una mano senza dita. L'occhio, le palpebre tagliate a merletto dal bisturi che tiene l'altra mano senza dita. La palma di Cristo, il grumo di sangue strappato dagli angeli al petto di Maometto, le acque del Mar Rosso aperte come una spiaggia. E il sole qui, i colori di questo acquerello in cui Dio ci ha dipinto un corpo, l'amore che rosicchia i talloni di Satana anche se l'amore è invisibile. Brillerà - sarà come una lucciola piantata nel nostro fianco, noi che beviamo il fiele, noi che siamo destinati alla panacea, come il pesce allo scorrere dell'acqua.



      E al mio cuore ho ordinato di essere paziente -

                 sii neutro - come se non fossi il mio.

                                                       Mahmoud Darwish

Sii paziente. Non dettare troppo in fretta. Sii paziente come Mahmoud Darwish che cerca di educare il suo stesso cuore. Dì a Saturno di venire a circondarti con i suoi anelli. Io metto in ordine le parole, faccio per loro una lingua, un'epiglottide e una gola per digerirle, le spingo verso lo stomaco, l'intestino tenue e le faccio riuscire come Michael K, l'eroe del romanzo di Coetze, intatte, senza essere minimamente sciupate. Tu sei come una pietra che torna intatta dalle viscere della guerra.

Nessun acido può sciogliere un rubino, un diamante, un'opale. Passano attraverso il duodeno, scivolano per i diverticoli come attraversando le maglie di una rete, sono raccolti dall'altro lato dall'altro angelo che mi dirà di mangiarli, che metterà nella mia bocca un altro cucchiaino d'argento. Chi ero io, coricato al tuo fianco? Alla peggio, un oggetto; un fiore, tutt'al più, gemmando sul terreno della tua mano. Un girasole che dura 6o minuti, un solo giorno, una settimana, se ne avessimo avuto la possibilità, i panni non sporcati dalla polvere di questa terra seminata. Era la tua anima la stella filante che seguivo girando la mia corolla, mentre lentamente quella attraversava il cielo? (sì: ho visto la tua anima attraversare il soffitto). O forse tu eri un giocattolo che giocava con un altro giocattolo (la marionetta di un ventriloquo che giocava a fare la bambola)?

Preferisco la versione del fiore, il profumo, la camera che sentiva la gentilezza della notte, il gelsomino d'Arabia.