Katica Felstinski

Katica Felstinski  -  Croazia


Crikvenica

Lo so: tutto mi conduceva a te


Dai miei primi incerti passi, attraverso tutti i passaggi della mia solitudine, la mia oscurità, stavo cercando il tempo perduto; mi sono persa qualche volta, sono entrata in strade senza uscita. Certi sentieri erano decorati con rose rosse, piene di spine, amaro assenzio. Sentieri di polvere, sentieri fangosi. Portavano la speranza stessa incisa sull'orlo del baratro - fino ai quattro angoli del mondo.

Lontano da te! Poi tutto è tornato alla partenza, le strade sono state tessute, sono state mescolate, sono state perse nella nebbia, bruciate al sole, giacevano in mezzo alla neve. Avrebbero tracciato i meridiani e i paralleli, e come per magia portavano a te... Ti scrivo - la primavera volge al termine, i campi sono verde scuro, le palme sperano di salire al cielo come frecce, alte ciminiere. Vogliono scalare il sole.

GAETA:

Cammino per le strade, guardo i passanti, estranei in una città sconosciuta e così bella - parlano una lingua a me straniera. Ma, io non ho affatto paura di perdermi, non ti preoccupare, non tremare... non ho paura di mancare la mia strada! Sono tranquillo, come se fossi già lì, un redivivo, un bambino che tempo fa dimenticato è tornato, verso la fine della sua vita, dopo aver vagato senza meta nel "grande mondo", tornato nella sua città natale.

Tu sei lì, non riesci a trovare il tuo numero di casa o la tua via, tua nonna - una vecchia donna appassita sulla panchina all'ombra di un pino parasole. Già da tempo lei non c'è più. Tu sei lì, stanco - ti togli la giacca, la camicia sbottonata, levi le scarpe e cammini a piedi nudi sul bordo dell'acqua, come altre volte, il bambino. Il peso del tuo corpo invecchiato lascia tracce nella sabbia. Onda dopo onda arriva, cancella le tue orme, le porta al fondo del mare ...Al principio. Stai correndo contro il vento, respiri i profumi dello spazio fino ad inciamparvi, fino a liberare la nostalgia acciambellata nel tuo cuore. Nessuno ti conosce, nei volti dei passanti non si riconosce nessuno. Sorridono e tu rispondi con un sorriso, fanno un cenno con la testa e tu rispondi con un cenno di saluto.

E IO?

Io cammino per le strade strette, le piastrelle del suolo mi mostrano la strada. Liscia e brillante, con le impronte di cento generazioni, migliaia di passi, un milione di gocce d'acqua. Le persone passano, sento i loro odori, li sento ridere, il mormorio delle voci. Se c'è vita dopo vita, avevo lasciato la traccia dei miei passi in queste strade? Non capisco la lingua ma sento di cosa parlano, di cosa ridono, perché si è tristi per qualcosa. Sorrido alle persone, loro sorridono a me. Tocco loro il viso e gli occhi come a vecchi conoscenti. Li avevo conosciuti, forse nei miei sogni, già visti quegli sguardi che mi osservano.

Come se fossero discendenti di antiche pitture dipinte su boccali rotti dei siti archeologici. Sui detriti di vasi e di anfore rotte... Gli abitanti di Pompei.

Il mare mi sta chiamando a lui.

Questa è la fine di una giornata, il sole nascosto nel sangue del tramonto. Il cielo brucia in silenzio. Nicchia di pace nei miei occhi, dal largo onda dopo onda, arriva e si rompe sul filo della costa, copre e scopre le conchiglie. Migliaia di anni così tornano al mare; i ciottoli, la sabbia e la vita...

Con il peso del suo corpo io tesso la mia traccia nella sabbia; il mare la cancella.

GAETA...

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