Michel Cassir

Michel Cassir - Francia


Nato in Egitto nel 1952, vive ormai da tempo a Parigi

La verità della poesia

Il mistero della poesia non è altro che quello della vita stessa nel suo spogliarsi dalle rughe, nel suo tentativo di recuperare le chiavi del labirinto. La poesia non cerca spiegazioni, continua a vagabondare per tirar fuori un lampo, un respiro. Oscilla fra la lirica e la trama. È tutta nel capriccio del tempo mentre pianta senza preavviso la sua unica freccia.

La poesia è una coscienza improvvisa che infoca il cielo. E mette in evidenza l'eclisse. È un esperto pilota che trova nella curva della sua traiettoria una costante impercettibile, l'intelligenza della circolazione sognata da un punto all'altro. La percezione e la definizione della poesia sono insieme multiple e sfuggenti, pertanto facilmente le si attribuisce virtù e tare che non le corrispondono affatto. La poesia è dell'ordine della creazione, nel suo disordine, il suo genio, la sua ingenuità.

Che avviene allora, quando, sfregata alla selce della verità, in apparenza nulla si produce? Se si mettono da parte i partigiani di una poesia del piacere, delle pene esacerbate dell'amore o della retorica, si è subito tentati di assimilare la poesia a una ricerca della verità o alla verità in quanto tale. Si pone dunque l'enigma del termine verità e della sua incarna-zione. Una verità in un contesto concreto sembra essere la via regina dello spirito razionale. E risponde dell'impegno umano nei suoi legami di società. Ma c'è anche una verità intima che tenta disperatamente di mettersi in risonanza con l'universale. La poesia non può certo essere al servizio di una qualunque verità, ma le può capitare di far esplodere una verità: è la verità nel momento preciso di uno spasmo. Vale anche per la cosiddetta poesia rivoluzionaria. Non lo è se non si oppone a un dogma, a una coppressione: poiché è l'eccesso che va alla conquista dell'uomo rinnovato, abbagliato dalle sue forze impreviste.

Nella pienezza della sua rivolta, la poesia può confondersi con la verità. E questo può altrettanto bene applicarsi all'elevazione, all'a-scesi o alla verità mistica che può appesantire la poesia. Ma in nessun caso può esserci una categoria di poesia in uno stampo chiamato verità. Se la verità è un grido, una creazione per fare pura la luce, allora la poesia le è prossima. Sebbene il punto di vista morale sia sempre rischioso per la poesia. Lautréamont si era dibattuto fra la forza pagana e violenta dei Canti di Maldoror e la riservata, prudente meditazione delle Poésies.

La poesia è anche nel suo doppio che la contraddice e le impedisce di trasformarsi in dogma, in religione. Nei suoi imprevedibili colpi di reni, la poesia è più vicina a un cavallo selvaggio che alla macchina della verità. È nel suo carattere indomabile che re-clama la sua verità, che non ha niente di esemplare e può sollevare l'entusiasmo per la sua impetuosità o la sua estrema delicatezza. La poesia è nella sua essenza portatrice di una verità più prossima alla autenticità che all'assoluto. Perciò tende a flirtare con la forza della verità quando questa sposa le sue proprie forme. Si tratta della verità della for-ma poetica, non della disposizione di parole che cercano un'uscita vergognosa. L'estetica o la contro estetica della poesia di Majakovskij è rivoluzionaria poiché accompagna il fragore che ha rotto l'ordine stabilito, o ha creduto di farlo. Indissociabile forza di una piega che fa penetrare il senso e muta forma nella sua capacità. Ma andiamo più lontano: Marina Cvetaeva, poeta russa anche lei, che si potrebbe tacciare di contro rivoluzionaria o di avere ondeggiato fra un impegno e un altro, è per il suo particolare testo poetico una rivoluzionaria alla caccia di quel che la verità ha di più contraddittorio. Il suo movimento poetico crea la propria verità che è in sintonia con l'urgenza di realtà.

Una poesia d'amore non è vero che agita le stesse fondamenta del suo slancio. Fragile, diventa forte! Verità o poesia, la verità della poesia. La verità è senza dubbio celata in questa poesia di Al-Maari, poeta arabo dell'XI secolo, cieco dall'età di quattro anni: "Sono un uccello prostrato, questo uccello che uno vorrebbe vedere spuntare al mattino. Ma chi parla di volare? io mi ci proverei invano con le mie ali spezzate".

La verità è nell'invalicabile frontiera che diventa palpabile quando il desiderio si alza alla sua altezza e segretamente la trascende. Sarei stato tentato di spazzar via il legame ideale tra poesia e verità, ma a misura della decantazione delle parole sembra che questa coppia infernale sia sorgente di vitalità. La stessa menzogna nella poesia è ancora una ferita della verità oggettiva e può farla andare in tilt.


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Kairouan

Donna con le labbra di mandorla

scorticate dal deserto

cosce d'epopea marina

e fra i seni la preghiera

come di monti berberi

i piedi e le mani in fuoco

dipinti di passioni proibite

creano passaggi incantati

lenta poesia del sacro filo

che tesse l'angoscia dei nodi

per cui calpestano gli amori

tappeti pagani

nei lunghi pomeriggi

che bruciano la carne

torpore e mistero

della casta moschea

tra i fiori d'arancio

e la guerra dell'egira

Kairouan di cui il filtro

scappa al veleno

del pirata universale

Kairouan senza mare

ma rabdomante

miraggio della durata